00-Bachmann 3700 "City of Bath"





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Dopo la più comune Class 57xx Pannier, mi ri-accingo a trattare un esemplare di locomotiva facente parte delle GWR, da me considerate un po' fuori zona, in quanto ho il plastico ambientato in zona LMS/LNER.

una foto della "City of Truro" unico esemplare sopravvissuto di questa classe:



La storia

Questa curiosa 4-4-0 nasce ufficialmente nel 1903, come evoluzione del modello Atbara,



Una locomotiva per treni espresso già nota per le sue buone prestazioni.
Di venti esemplari costruiti, fino al 1909, dieci sono proprio evoluzioni del progetto Atbara di William Dean. La loro carriera è stata abbastanza breve, dato che sono state ritirate dal servizio nel lasso di tempo che andava dal 1927 al 1931. Escluse le Atbara modificate, i dieci esemplari costruiti a Swindon, sono stati numerati da 3433 (il modello in questione) a 3342. Hanno ricevuto poi un nuova numerazione nel 1912, da 3710 a 3719. Nonostante le già buone prestazioni, il progettista GWR George Churchward voleva a tutti i costi competere con le più performanti (e al passo coi tempi) 4-6-0, quindi cercò di tirare fuori il più possibile da questi ormai vetusti progetti. L'installazione, nel 1910, di una caldaia a 200psi a vapore surriscaldato, portò comunque ulteriori benefici, tanto che, una della classe, la 3440-3717 "City of Truro" il 9 maggio del 1904 raggiunse e oltrepassò la fatidica soglia delle 100 miglia all'ora, rientrando in deposito in tutta scioltezza, non avendo accusato acciacchi di sorta.
Altre migliorie apportate furono l'iniezione dell'acqua in caldaia dall'alto (1912) e nuove ciminiere in ghisa nel 1921. La "City of Truro" è anche l'unico esemplare conservato, e funzionante fino a poco tempo fa, dato che allo stato attuale è stato deciso di metterla a riposo nel museo di Shildon. Sempre rimanendo in ambito tecnico, le City erano bicilindriche, con cilindri interni da 18"x 26" con distribuzione Stephenson. Le imponenti ruote motrici misuravano oltre due metri di diametro. I loro nomi, come dice la classe, sono quelli di famose città dell'ovest del Regno Unito.



contenuto

La confezione è sempre la classica Bachmann rossoblu. L'involucro esterno, sfilabile, presenta una finestra anteriore per sbirciare il modello, mentre dietro riporta alcuni cenni storici del prototipo reale, essenziali e abbastanza esaurienti. Sfilando il box di cartoncino, troviamo lo scrigno di acetato contenente il modello, un corposo sacchetto di aggiuntivi consistente in ganci realistici (stupendi) condotte, accessori del fuochista, parti di telaio, alcuni corrimani di ricambio e placche in Alpacca aggiuntive col nome della macchina e numeri di servizio, in più troviamo i soliti fogli esplicativi, non troppo chiari, specie per quel che riguarda lo smontaggio e l'applicazione degli aggiuntivi stessi. Una decalcomania sullo scrigno ci avverte che la loco è già collegata al tender, quindi si consiglia di fare attenzione nello sfilarla.











prime impressioni

Il modello, molto particolare e "barocco" sembra veramente ben riprodotto, sotto tutti i punti di vista. L'estetica peculiare, tipica delle vezzose vaporiere della GWR non contribuisce comunque a dare un'aria di realismo al modello, in quanto anche il reale 1:1 sembra.........un giocattolo !! La classica configurazione a cilindri interni, fa si che le biellone in bella vista abbiano la sola funzione di accoppiamento assi. I numerosi particolari che ornano la macchina sono di ottima fattura, dalla cabina ai carrelli, passando per le ruote e i corrimani, metallici ed estremamente sottili, forse anche troppo. Per la prima volta trovo anche lo sportello della camera a fumo apribile, con gli interni abbastanza ben riprodotti, forse poco tridimensionali. Il tender, di altissimo livello, accusa solo il carbone troppo lucido, solito "vizio" Bachmann. La loco è provvista di innesti NEM per i ganci, pur non avendo cinematismi di allontanamento. I respingenti non sono molleggiati. Non male il peso (230 gr. la locomotiva) viste le dimensioni lillipuziane. Parlando sempre di finezze cito anche qui la ribaltina cabina/tender, finissima e basculante. La loco ha solo i due assi motore captatori, rigidi, senza anelli di aderenza, in aggiunta ai 2 assi estremi del tender. Il carrello portante anteriore è premuto verso il basso da una piccola molla, soluzione non proprio ottimale, dato che potrebbe essere leggermente inficiato il libero traslare. Fino a qui rasentiamo comunque il massimo dei voti.











il personale di macchina (Bachmann) è stato aggiunto successivamente



passiamo ai fatti

Rispolvero il fido Fleischmann 6735 per l'ora canonica di rodaggio, come caldamente consigliato nelle istruzioni e do lievemente manetta. La "City" per tutta risposta parte in quarta, quasi a voler rimarcare che è esponente della classe che per prima sfondò il muro delle 100 miglia all'ora, il problema è che qui siamo in 1:76 !!!
Realmente troppo elevate le velocità, sia la minima, sopratutto a marcia avanti, che la massima, degna di un convoglio AV al massimo delle sue possibilità. Il raggio da 44 sembrerebbe il minimo consentito, come effettivamente spiegato nelle istruzioni interne, anzi, si nota percettibilmente un calo della velocità, a testimoniare un certo (leggerissimo) sforzo nell'affrontare questo tipo di curve e deviatoi affini (Hornby). La fluidità di marcia è buona, considerando l'assenza di volano, come anche la silenziosità meccanica. La captazione non eccelle invece, dato che 4 assi totali e rigidi, a parte lo snodo tender/locomotiva, probabilmente non assolvono a dovere il proprio compito. Ovviamente il problema sorge sui "cambi di codice" binario e a bassissime velocità, pur saltuariamente. La trazione invece sembra andare oltre le più rosee aspettative, dato che due soli assi motori, rigidi e senza anelli, riescono a trainare senza patemi 3 carrozze decisamente poco scorrevoli, in curva, anche se il plastico è pianeggiante. Molto coreografiche le biellone in bella vista che danzano vorticosamente a ritmo, molto più visibili che su altre vaporiere.


DCC e dintorni....

Conoscendo le motorizzazioni Bachmann, tolgo preventivamente i condensatori antidistrurbo dal motore, sfilando il telaio dalla cassa, svitando le due viti poste sotto, ben visibili. L'apertura del tender è facile, e all'interno troviamo la presa 21 poli. Monto per la prima volta un Hornby Sapphire e richiudo il tutto. Salta subito all'occhio che il controllo di carico rende il movimento eccessivamente scattoso, quindi si richiede un abbassamento (prossimo a 0) del valore riguardante la CV dedicata (CV10). Così il movimento diventa realmente fluido, ma con qualche incertezza (e te pareva !) in fase di spunto. Dopo qualche ora di tentativi, dato che esigo che i movimenti rientrino nei miei (rigidissimi) parametri, monto uno ZimoMX (61?). Adesso la fluidità è da primato sia allo spunto che nelle accelerazioni/decelerazioni. Purtroppo, una demoltiplicazione progettata coi piedi, costringe il motore a girare a regimi bassissimi per godere di una velocità minima decente, laddove l'assenza di volano si mostra in tutto il suo splendore. Questo è uno dei casi in cui un ottimo decoder sopperisce a quanto progettato superficialmente.









post rodaggio e interventi

Asportazione dei condensatori sul motore e cablaggio forzato di un decoder 8 poli su predisposizione a 21. Occupazione cabina guida.


Conclusioni

Se la "City of Bath" raggiunge il massimo dei voti sul lato dell'estetica e delle finiture, e perché no, anche di una insospettata robustezza (un modello pari categoria italico, avrebbe seminato particolari e aggiuntivi in quantità dopo pochi minuti di maneggiamento........) raggiunge invece solo una sufficienza piena sul lato del comportamento dinamico, con la rapportatura totalmente cannata che pesa parecchio sul giudizio finale, oltre una captazione non proprio eccellente.







.....e il solito minivideo....



Alle prossime :)


le foto sono cliccabili per l'ingrandimento.