00-Heljan Class 23 "Baby Deltic"





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Continuando il filone "albori del diesel in UK" accanto alle comunissime Class 25 rats, ho voluto mettere una meno comune diesel col muso da maialino, la Class 23, di poco prededente le Class 25. .


una Class 23 Baby Deltic dal vero

www.tonykendall.co.uk


la storia

Anche questa Class 23 è figlia quasi immediata del piano di modernizzazione avviato dalle British Railways nel 1955, laddove venne pianificato il graduale ritiro dal servizio delle vaporiere, prevedendo in loro sostituzione, una massiccia produzione di locomotive diesel e, in misura minore, elettriche.
La Class 23 (rodiggio Bo-Bo) rientrava nelle locomotive diesel di Tipo 2, ovvero quelle con potenza compresa fra i 1000 e i 1499 Cv, avendone circa 1.100. Il motore principale (Napier T9-29) era un non convenzionale diesel 2 tempi a 9 cilindri contrapposti, con 3 alberi a gomiti disposti in un inconsueto schema a Delta. Di fatto non era altro che la metà del mostruoso Napier Deltic (D18-25) ovvero ben 18 cilindri con la stessa architettura, di derivazione navale. Il montaggio della versione ridotta di tale motore, valse l'appellativo "Baby Deltic" a questa sparuta classe di locomotive, costruite in numero di 10 esemplari, a partire dal 1959, con numeri di servizio D5900-D5909.
La parte elettrica, come anche il progetto generale, era curata dalla English Electric. Le prestazioni consistevano in una velocità massima di 75mph e uno sforzo di trazione massimo di 209 kN. Progettate per un servizio misto, si rivelarono da subito molto performanti, ma decisamente fragili, con continue entrate in officina a causa di surriscaldamenti e rotture agli alberi di trasmissione che pilotavano impianto di raffreddamento e compressore, che ne decretarono, già verso i primi anni '60, un probabile prematuro ritiro dal servizio. Già dalle prime consegne si era comunque capito che il progetto avrebbe avuto dei grattacapi, in quanto si era da subito andati oltre il carico limite (fissato in sede di progetto) di 18 tonnellate per asse, in quanto le Baby accusavano una massa di 75 tonnellate. Il primo ritorno in officina servì quindi per limare le 3 tonnellate di eccedenza. La cocciutaggine della English Electric però portò ad un loro sostanziale programma di risanamento/aggiornamento, il quale fece si che la loro carriera si protrasse comunque di qualche anno, ma già nel 1968 cominciarono le demolizioni, e solo l'esemplare D5901 (quello riprodotto da Heljan) arrivò fino al 1975, in quanto utilizzato anche per scopi sperimentali.
Nella loro travagliata carriera subirono anche pesanti limitazioni al servizio, per via delle eccessive emissioni del motore diesel, che di fatto le rendevano incompatibili con i servizi viaggiatori su linee ad alta densità di tunnel. Nessun esemplare è stato preservato, anche se si sta tentando di ricrearne uno (per scopi museali) adattando la cassa di una Class 37, molto simile, ad un motore T9-29 superstite e (stranamente) funzionante.



contenuto

La confezione, molto robusta e anonima, è in cartoncino lucido azzurro, con il logo della casa. L'apertura, accompagnata da una micidiale zaffata, ci mostra la loco già interamente dotata di aggiuntivi incastrata nel consueto scrigno di acetato. Troviamo poi un minuscolo sacchetto con dei ganci ad occhiello inglesi e due piccole stanghe in alpacca, già verniciate in BR Green (?) e due foglietti ben fatti, con istruzioni varie, esploso componenti ed esaurienti cenni storici del prototipo reale.









prime impressioni

Fa strano osservare una locomotiva interamente "aggiuntivata", quindi abbiamo già l'effetto del colpo d'occhio finale. Buona la qualità generale, ma l'indubbia semplicità del prototipo reale non è troppo probante per valutare un'accurata riproduzione. Quel poco che c'è è indubbiamente ben fatto, anche se non trasuda robustezza, specie per quel che riguarda la sezione condotte.
Ben fatto l'imperiale, con la consueta griglia della ventola di raffreddamento che sembra quasi essere passante, pur essendo semplicemente stampata. Ben fatte anche le maniglie metalliche sui caratteristici musi e i pannelli degli headcodes. Ottimo il peso (510 gr.) che non fa preoccupare per la consueta e totale assenza degli anelli di aderenza. I quattro assi, mossi da trazione cardanica, sono tutti captatori. Lasciano invece fortemente perplessi gli innesti NEM solidali ai carrelli.



















passiamo ai fatti

La casa raccomanda caldamente un'ora di rodaggio, da suddividere equamente in entrambe le direzioni. Sul foglio delle istruzioni viene altresì specificato che si noteranno notevoli miglioramenti del funzionamento col passare del tempo. Il raggio minimo dichiarato è di 38,5 ma, dato il bordino finescale, vengono consigliati raggi superiori.
Appoggio la Baby sul plastico, ruoto la manopola del Fleischmann 6735 e si odono all'istante dei rumori nefasti provenienti dalla locomotiva in movimento. Abbiamo già fatto fuori un albero di trasmissione come al vero ? Noto però che la sinfonia di crank crunch e traaak, si affievolisce già dal terzo giro di ovale a medio-bassa velocità. Già dopo 5 minuti, l'unico rumore che si ode è quello del rotolamento.
Senza problemi la circolabilità su raggi da 44 e deviatoi stretti. Ben visibile l'illuminazione degli headcodes, anche a bassa velocità mentre sono provvidenzialmente invisibili le luci rosse, le quali fanno capolino solo verso la massima velocità. Quando mi avvicino alla fine del rodaggio, decido di attaccare qualcosa dietro la musona, quindi vado per infilare un corto Roco nell'innesto NEM, ma, con mio sommo stupore, il buco è sensibilmente più piccolo dello standard. Mi adopero per limare la baionetta del Roco finché non riesco ad inserirla nel portagancio. Effettuata l'operazione, mi rendo conto (come presagito) che i ganci corti non vanno d'accordo con il portagancio solidale al carrello, cosicché all'inizio di ogni curva avviene sistematicamente lo svio del primo carro/carrozza dietro la loco.
Mi armo di cutter (@@⅛£$##**##) e lascio, al posto dell'innesto NEM, una sola linguetta, dove avviterò, previa foratura, la baionetta del corto Roco, per agevolarne lo snodo in curva. L'operazione sortisce esito positivo.
Un'altra evenienza poco usuale è data dal fatto che le condotte sulla testata dotata di gancio, vanno tagliate per permettere allo stesso un funzionamento senza interferenze. A parte queste clamorose sviste, il funzionamento della macchina è più che buono, con continui miglioramenti alla fluidità di marcia col passare delle ore di lavoro. Decisamente buona la velocità minima, un pochino esagerata la massima.










post rodaggio e interventi

Modifica di un portagancio pseudoNEM e aggiunta di macchinisti in cabina.


DCC e dintorni....

L'apertura delle casse sembrerebbe abbastanza agevole, ma va fatta con un minimo di perizia, dato che bisogna allargare la cassa, per sfilarla dal telaio. I punti di attacco sono due per lato, abbastanza ben spiegati nel foglio delle istruzioni. Nell'atto di allargare la cassa sento un rumore metallico e vedo partire una scheggia impazzita dalla loco. Ritrovo fortunosamente la "scheggia" che non è altro che la diagonale metallica presente sulle griglie laterali (incollata). Ovviamente, mentre la cassa in plastica si deforma tranquillamente, queste barrette in alpacca (ecco cosa erano quegli strani aggiuntivi.........) non si adeguano alla deformazione della cassa, quindi.........saltano, scollandosi.
Una volta aperta la locomotiva però, troviamo un concentrato di razionalità tale da far dimenticare le precedenti disavventure. Molto ordinati, sia il telaio che la PCB, interamente collegata agli accessori tramite (e vai !!) spinette. Possiamo quindi collegare/scollegare:
-luci rosse, separatamente per ogni testata
-headcodes, separatamente per ogni testata
-il possente motore a 5 poli con due volani da paura
-le prese di corrente dai carrelli







Ben visibile la presa NEM 8 poli e nessun problema di spazio per qualsiati tipo di decoder. Il montaggio di un ESU V3 ha migliorato, anche se di poco, il già buon comportamento della loco.


Conclusioni

Anche se in scala 00, il produttore non è tipicamente britannico (DK). Tale sfumatura si riflette da subito sul prezzo, abbastanza alto per lo standard UK (95 £) ma la qualità generale non è a livelli da primato. Il buon comportamento dinamico e la razionalità costruttiva sono stati minati dalla superficiale progettazione dei portaganci NEM, probabilmente pensati per un uso prettamemte "britannico" ovvero con gancio a simil-occhiello.

qualche foto, già patinata e all'opera:






e il classico minivideo, stavolta opportunamente doppiato




p.s. tutte le foto sono cliccabili x ingrandimento