00-Bachmann Class 55 "Deltic"





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Dopo tanta attesa e tanto tergiversare, per i motivi spiegati appena sotto, ho fatto in modo che a Salchester potesse transitare ogni tanto la regina delle locomotive diesel Inglesi, ovvero la possente, mostruosa e mastodontica Class 55 Deltic:


una Class 55 dal vero, la preservata Alycidon D9009

fonte wikipedia

http://en.wikipedia.org/wiki/British_Rail_Class_55


Premetto che col mio plastico, riproducente una stazioncina di campagna, c'azzecca poco; avendo però un'importanza storica non indifferente, tempo fa sarei stato anche propenso a relegarla in una vetrina, dato che c'era il fondato rischio di una certa incompatibilità fra le dimensioni del modello e le geometrie del mio tracciato.
Visto e considerato che l'esborso è stato ovviamente contenuto, ho corso volentieri il rischio di trovarmi una macchina "non atta" al servizio.


la storia

Negli anni '50, la trazione diesel già ha preso piede in Gran Bretagna, anche se riguarda perlopiù piccole macchine da manovra, oltre qualche locomotiva adatta a piccoli convogli. Sulle linee pricipali, veloci, agli inizi degli anni '50 sono in forza solamente sei macchine diesel, tutte scaturite da progetti figli delle compagnie pre-nazionalizzazione. Macchine che, poco dignitosamente, prendono ancora paga dalle vaporiere A3 e A4, in termini di prestazioni. I quattro esemplari più significativi fra i sei, sono quelli LMS, diesel-elettrici serie 10000/1, costruiti dalla English Electric, ovvero macchine a sei assi (Co-Co) dotate di un motore convenzionale a quattro tempi, sedici cilindri (16SVT) sovralimentato, capace di 1600cv a 750rpm, tendenzialmente dei motori "lenti".


LMS 10000, fonte wikipedia

La English Electric ha però già da tempo caldeggiato l'idea di usare dei veloci motori a due tempi, decisamente più leggeri oltre che più performanti per equipaggiare una locomotiva ad alte prestazioni, strizzando l'occhio alle americane General Motors equipaggiate con un due tempi "567". Il problema di base è che motori del genere, adatti ad un uso ferroviario, in Gran Bretagna........non ce n'è. Esisterebbe però un motore che risponde ampiamente alle specifiche richieste dalla EE, ovvero un veloce e leggero due tempi diesel sovralimentato, inglese, ovvero il Napier E130 a 18 cilindri disposti a triangolo, con un inusuale schema basato su tre alberi motore e pistoni contrapposti. C'è però un dettaglio che fa la differenza, ovvero è un motore..............marino, e ancora in fase di progetto!!


Motore Napier T18 Deltic, fonte wikipedia


Sarebbe stato adatto ad un uso ferroviario ? Secondo la EE si, difatti, comincia nel 1951 quella che è una scommessa vera e propria, ovvero convincere i dirigenti delle BR che quel motore si può adattare ad una locomotiva e strappare alla dirigenza Napier una fornitura di tre motori gratis, due per l'utilizzo sul prototipo DP1 (Diesel Prototype 1, l'embrione della Class 55 Deltic) e uno di scorta, non si sa mai.... Il progetto DP1 parte al buio, basato esclusivamente sulla fiducia, della EE sul fatto che quel motore possa essere riconvertito per un congruo utilizzo, e della Napier, per una futura corposa commessa (da qui la cessione gratis dei tre motori). Tanto per sottolineare, in quel 1951, quanta fiducia ci sia stata nel progetto, basti pensare che il primo esemplare di motore Deltic serie I (marino E130) avrebbe fatto i sui primi collaudi in acqua nel gennaio del '52 e la versione ferroviaria, serie II, non sarebbe stata pronta prima dell'autunno seguente. Cosa avrebbe dovuto differenziare le due versioni ? Sostanzialmente il marino aveva l'avviamento a cartuccia, mentre per il ferroviario era necessario l'avviamento elettrico, oltre che intervalli di manutenzione più lunghi, ovvero circa 1000 ore per la versione marina che dovevano diventare 5000 per la versione ferroviaria. Tecnicamente, a parte la motorizzazione primaria, la locomotiva era comunque discretamente convenzionale, con un lungo telaio ribassato per fare spazio all'abbondanza di ripieno (i due motori a 18 cilindri) e due carrelli d'estremità a 6 assi motori. La cassa, con centine d'acciaio, aveva le pannellature saldate. Parte dell'equipaggiamento elettrico trovava spazio in due curiosi avancorpi, d'ispirazione americana. Nel 1955, finalmente, vede la luce il prototipo, battezzato "Deltic" con voluti riferimenti all'architettura della motorizzazione. Dopo una fugace preverniciatura nel classico verde-crema, marchio di fabbrica English Electric, la Deltic viene ridipinta in un azzurro chiaro, con bande color crema e degli strani speed whiskers sui musi, che valsero poi il poco edificante appellativo di "carrello del gelato" (ice cream cart) alla locomotiva. La parte bassa presenta invece degli appariscenti carrelli verniciati in color alluminio. I primi collaudi su ferro si dimostrano estremamente promettenti e i primati in servizio delle A4 cominciano seriamente a vacillare.


il prototipo DP1 Deltic, fonte wikipedia

Dopo qualche anno di fisiologici collaudi e affinamenti, anche sul lato estetico, nel 1959 le BR ordinano alla EE la produzione di 22 esemplari che saranno prodotti nel biennio 1961-1962.


esercizio

Le Deltic hanno operato sopratutto laddove la facevano prima da padrone le LNER A4 aerodinamiche, ovvero sulla costa orientale (ECML) da Londra a Leeds e da Londra a Edimburgo, in Scozia. Hanno espletato lo stesso tipo di servizio, ovvero gli espressi veloci e prestigiosi che viaggiavano su quelle tratte. Hanno conosciuto il loro declino con l'avvento, verso la fine degli anni '70, degli High Speed Trains, HST e sono state relegate a servizi medio-veloci, non solo passeggeri ma anche postali.


livree e nomi

Le BR Class 55 vestono dapprima una sorta di two tone green, dove nella parte bassa il verde chiaro assume una tinta quasi limone (lime green) mentre le vetrature cabine di guida sono contornate di bianco. Già verso la metà degli anni '60 parte dei musi vedranno la comparsa (aaaargh!!) del giallo antinfortunistico (warning yellow) per poi diventare totalmente gialli e dal 1966 le Deltic riceveranno il classico BR Blue, fino al ritiro dal servizio negli anni'80. Tutte le Deltic hanno ricevuto un nickname, nella miglior tradizione britannica. Quelle appartenenti ai depositi di Londra sono state battezzate con nomi di famosi cavalli da corsa, mentre le rimanenti altre con nomi di corpi speciali dell'esercito britannico:

Original n° / n° TOPS Name

D9000 - 55 022 Royal Scots Grey P
D9001 - 55 001 St. Paddy
D9002 - 55 002 The King's Own Yorkshire Light Infantry P
D9003 - 55 003 Meld
D9004 - 55 004 Queen's Own Highlander
D9005 - 55 005 The Prince of Wales' Own Regiment of Yorkshire
D9006 - 55 006 The Fife and Forfar Yeomanry Ba
D9007 - 55 007 Pinza
D9008 - 55 008 The Green Howards CP
D9009 - 55 009 Alycidon P
D9010 - 55 010 The King's Own Scottish Borderer
D9011 - 55 011 The Royal Northumberland Fusiliers
D9012 - 55 012 Crepello
D9013 - 55 013 The Black Watch
D9014 - 55 014 The Duke of Wellington's Regiment
D9015 - 55 015 Tulyar P
D9016 - 55 016 Gordon Highlander P
D9017 - 55 017 The Durham Light Infantry
D9018 - 55 018 Ballymoss
D9019 - 55 019 Royal Highland Fusilier P
D9020 - 55 020 Nimbus
D9021 - 55 021 Argyll and Sutherland Highlander CP

P=preservata
CP=solo cabina preservata
Ba= modello Bachmann in oggetto



foto di gruppo delle 6 Class 55 preservate, nelle varie livree, fonte wikipedia

Dati tecnici: tipo: diesel-elettrica potenza: 3.300cv max sforzo trazione: 60.000lb sforzo trazione continuo: 29.000lb a 35 miglia orarie max velocità servizio: 90 Mph (145 Km/h) massa in ordine di marcia: 106 tonnellate altezza max su PdF: 3,92 Mt lunghezza fuori respingenti:20,1 Mt raggio minimo curvatura: 211 Mt Generatori principali: 2x 1.100 kW a 1.500 rpm ausiliari: 2x 45 kW a 2.250 rpm


76 volte più piccola....




contenuto

La confezione, Bachmann vecchio stampo, in blu notte, presenta la finestra d'ispezione modello occupata dall'immagine della Deltic reale, in livrea però diversa dal modello riprodotto all'interno, in quanto il modello dovrebbe riprodurre la D9006 in livrea d'origine. Sembra un errore, ma come descritto sulla confezione ciò è normale, in quanto per le 55 Deltic, la Bachmann ha sempre e solamente usato la foto della 55 in livrea blu anni '70, anche per quelle verdi doppia tonalità antecedenti. Aprendo la confezione, troviamo la locomotiva avvolta in abbondante carta velina, con i foglietti esplicativi a corredo, scheda d'iscrizione al club e piccolo sacchetto di aggiuntivi, ovvero condotte, mancorrenti vari e scalette da applicare ai carrelli.






prime impressioni

Sicuramente il peso è la cosa che lascia subito disorientati. Passino le grosse dimensioni, data la scala abbonsante, ma 630 grammi di locomotiva sono "tanta roba" ed è la cosa che colpisce di primo acchitto. Anche qui siamo di fronte ad un qualcosa che non è difficilissimo da riprodurre, date le linee pulite, quindi focalizzo l'attenzione sulla verniciatura (impeccabile) e sulla pulizia delle tampografie. Molto ben incise le griglie delle ventole dei due motori sull'imperiale, mentre sono forse un po' troppo acciecati gli scarichi, date le dimensioni XL che avrebbero richiesto una maggiore profondità. Unica nota lievemente stonata è la piastra delle lamelle in rame posizionata sulla fiancata interna di ogni carrello; un po' troppo visibile, ma comunque verniciabile in nero. Già abitata la cabina di guida. Gli assi, 6 sono interamente motorizzati e captatori di corrente. Sempre ben riprodotti i bordini e decisamente prodighi di giochi (in senso laterale) gli assi, il che potrebbe far presagire ad una certa agilità su raggi ridotti. I respingenti sono molleggiati e i carrelli presentano l'attacco NEM per i ganci, anche se solidali ai carrelli stessi.












passiamo ai fatti

Predispongo il tracciato per l'alimentazione classica (Fleischmann 6735) e ruoto la manopola. La Deltic emette qualche rumore anomalo in fase di spunto e percorre subito senza problemi (a parte quelli estetici) la curva da 44 cm di raggio. La marcia è ottima e le velocità sono finalmente realistiche, sia la minima che la massima. A parte il rumore iniziale, la 55 è molto silenziosa, a marcia avanti, mentre emette qualche rumorino di troppo a marcia indietro. In luogo dei fari bianchi (non presenti) si illumina il pannello degli headcodes, unitamente alle luci rosse posteriori. Anche le cabine si illuminano. Saranno poi disattivabili in DCC ? Dopo un pomeriggio di rodaggio a medio bassa velocità, la marcia avanti è esente da rumori anomali, mentre la marcia indietro ancora presenta qualche anomalia, specie in fase di partenza da fermo. Procedo comunque lubrificando leggermente le viti senza fine che azionano la cascata di ingranaggi dei carrelli. Procedo poi alla composizione di un convoglio, in quanto mi ha lasciato perplesso l'innesto NEM solidale al carrello. Creo un mini espresso con carrozze Bachmann e Hornby, tutte dotate di cinematismi di allontanamento e ganci corti Roco e mi preparo ad armeggiare con trapano e cutter, memore di quanto accaduto con la Baby Deltic. Stranamente, con la 55 tutto fila liscio, senza svii o altro. Probabilmente il gioco in esubero del carrello, in termini di rotazione, compensa la rigidità progettuale, rendendo di fatto indolore l'utilizzo di corti Roco in luogo dei classici e pratici occhielli inglesi. Promossa decisamente (e inaspettatamente) anche sul lato dinamico.


post rodaggio e interventi

lubrificata leggera alle viti senza fine.


DCC e dintorni....

Facile l'apertura, tramite 6 viti poste sotto il telaio, ben descritte nelle istruzioni. Occorre però fare attenzione nello sfilare la cassa, dato che i prismi dei fari rossi, incollati alla cassa, sono estremamente esili e strisciano sulla plastica portaLED del telaio in fase di apertura. Fatta questa premessa tutto è molto ordinato. La presa a 21 poli è sopra in bella vista e v'è spazio anche per il sound, dato che c'è lo scasso per l'altoparlante. Ho optato per un Lenz standard, con adattatore 8/21, alla luce della presenza delle noiose induttanze Bachmann, solitamente foriere di problemi e incompatibilità con decoders economici ESU e Hornby. Come sospettato, il Lenz lavora egregiamente fregandosene dei condensatori e induttanze, conferendo alla Deltic dei movimenti ancora più pastosi e fluidi, con minimo da passo d'uomo. Le luci cabina si accendono ora con F1.






Conclusioni

Il tutto è andato oltre le più rosee aspettative, anche perché già mi ero prefigurato una 55 statica da vetrina, od occasionalmente dinamica per visite a plastici (veri) sociali. Il fatto che sia circolante anche a casa mia è addirittura un valore aggiunto, anche se inopinato. il fatto che circoli anche bene è........un valore aggiunto al valore aggiunto. Riguardo i prezzi, l'ho presa sul noto sito d'aste Inglese con proposta d'acquisto di 70£. Il loro prezzo comunque si aggira sulle 80, raramente oltre specie quelle di recentissima produzione.